Noceto ed il suo territorio nel Ducato dei Farnese e dei Borbone

Fu nel 1545 che Papa Paolo III Farnese donò al figlio Pier Luigi le terre del parmense, creando il ducato di Parma e Piacenza. Dopo pochi anni, tuttavia, Ferrante Gonzaga si impadronì delle terre della zona, ed il periodo che ne seguì fu davvero uno dei peggiori: le continue lotte che portavano a saccheggi, distruzioni, stragi, segnarono il nascere di una terribile carestia. Intervenne nuovamente il Pontefice che, grazie ad un accordo con il re di Francia, pose fine alle ostilità nel territorio parmense. Nel 1574, il duca di Parma nominò Luigi Sanvitale conte di Fontanellato e Noceto.
In seguito alla scoperta di una congiura contro Ranuccio Farnese, nel 1612 Barbara Sanseverino con il marito Orazio Simonetta, il figlio Girolamo Sanvitale, Pio Torelli e Giambattista Mari furono condannati a morte ed i loro beni confiscati. Così, parte del feudo fu acquisito dalla Camera Ducale e ceduto ai marchesi Dalla Rosa, mentre l’altra parte rimase ai Sanvitale, che conservarono ancora per lunghi anni la proprietà di una vasta estensione di terre nella zona.
Nel 1733 Giacomo Antonio Sanvitale tornò in possesso delle terre dei suoi avi, permutando il feudo di Belforte con le terre di Noceto ancora di proprietà dei Dalla Rosa. 
Il quadro dell’epoca offriva l’immagine di un contado nel quale iniziavano ad apparire notevoli opere per lo sviluppo dell’attività agricola, quali ad esempio la costruzione di una rete di canali, e di un paese in cui il castello perdeva lentamente la funzione strategica militare di un tempo per affacciarsi sul panorama più quieto dell’età moderna.

Estinta la famiglia Farnese, il Ducato passò ai Borbone, e questo periodo, in particolare con il governo del ministro Du Tillot, segnò un momento di grande prosperità. Molti antichi soprusi vennero aboliti, furono fondati istituti di pubblica istruzione e furono promosse opere per il miglioramento della viabilità sul territorio. Furono disboscate vaste aree destinate all’agricoltura, e si diffuse la coltivazione del gelso bianco per lo sviluppo dell’industria sericola.
Risale a questo periodo l’usanza, per le famiglie nobili, di costruire ville o casini di caccia nelle campagne. La sfarzosa nobiltà del tempo amava riunirsi per far sfoggio delle proprie ricchezze, mentre per il popolo la situazione rimaneva piuttosto precaria. Sul territorio vivevano pochissimi nuclei familiari, assai numerosi al loro interno, in catapecchie fatiscenti e costretti a trarre di che sopravvivere da un’alimentazione scarsamente sufficiente. Nel frattempo, l’anno 1795 segnò la nascita del Comune di Noceto come entità giuridica.

Con il governo francese di Napoleone Bonaparte, nel 1802, l’amministrazione del Ducato di Parma fu assegnata a Moreau de Saint Mery, il quale riorganizzò il territorio secondo il modello francese, trasformandolo nel dipartimento detto “del Taro”, il nome del fiume più importante. Responsabile del governo locale era un “Maire” (sindaco).
Nel 1816, con l’avvento di Maria Luigia d’Austria, Parma tornò a far parte di un Ducato e le funzioni amministrative e giudiziarie passarono nelle mani di un pretore. Con la costituzione degli Stati parmensi ed il ritorno dei Borbone venne ripristinato il Consiglio degli Anziani che, il 14 agosto 1859, a seguito di un plebiscito, deliberò l’annessione al Regno del Piemonte. Con l’unità d’Italia fu ripristinato il Consiglio Comunale e la nomina del Sindaco.
Agli inizi del 1900, l’abitato di Noceto era composto da una popolazione dedita soprattutto all’agricoltura ed all’artigianato: nonostante questo, la tenacia e la laboriosità di alcuni abitanti permise di raggiungere un buon sviluppo economico, favorendo la nascita di attività commerciali e di piccole industrie. 
Il tenore di vita era modesto: per la maggior parte della popolazione il lavoro restava particolarmente faticoso ed il guadagno scarso, anche se non venivano mai a mancare le risorse per poter sopravvivere in modo dignitoso.